la domenica è sopravvalutata

mammeAdoro stare sotto le coperte senza guardare l’orologio. Uno stato di relax assoluto. Ripenso al tipo che ho conosciuto ieri sera… mi sono proprio divertita! Anna è sempre la solita! Ora una bella doccia rigenerante e magari faccio un giro in centro. Magari incontro qualcuno per un aperitivo, chissà!

Era così che quasi ogni domenica mattina mi svegliavo. Mi cullavo nel relax e nell’indeterminatezza di quello che sarebbe successo. Senza programmi, senza corse, senza fretta, senza orari.

Se ci ripenso oggi, mi sembra quasi di non averlo mai vissuto.

La domenica è sopravvalutata. A volte. Spesso. Quasi sempre.

La sveglia è sempre da turno militare perché alla mia adorata figlia non importa quale giorno della settimana sia (Beata ignoranza?)

 

 

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Domani lo farò!

dmmConiugare un verbo al futuro è forse quanto più di pericoloso per noi mamme.

Abbiamo mille idee, mille progetti…solocosebelle…che si scontrano con quello che è il tran tran della nostra maratona quotidiana.

E quindi ci rassegniamo e ripetiamo a noi stesse “Lo farò domani!” e nella nostra testa aggiungiamo “E chissà se davvero lo farò”.

Non ci concediamo il lusso di dedicare troppo tempo ai progetti, soprattutto a quelli nuovi…perchè già le millemila cosa che abbiamo iniziato, fatichiamo a terminarle.

Anche se l’essere madre ci dovrebbe aver insegnato che ogni giorno è sempre diverso dall’altro, noi ci illudiamo di avere una nostra routine consolidata, dentro la quale poter gestire del tempo extra solo per noi.

Peccato che in questo tempo extra ci va infilato di tutto:

  • il parrucchiere perchè la nostra chioma è talmente brizzolata che sembriamo tutte prese dalla moda “il grigio/bianco fa tendenza”
  • il caffè con quell’amica con la quale ormai parliamo solo con le emoticon di Whatsup perchè non abbiamo il tempo nemmeno di comporre una frase di senso compiuto;
  • lo shopping perchè il compleanno/natale/anniversario/festadellascuola/pasqua/epifania è sempre dietro l’angolo in agguato;
  • la palestra per le mamme-eroine che riescono a reggere anche 50minuti no stop di fitbox;
  • e tutto quello che c’è nella nostra testa.

Ma noi siamo donne, oltre che mamme, e quindi non possiamo credere di non potercela fare.

Noi possiamo sempre, giusto?

 

 

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Tale madre tale figlia

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Il concetto è ormai chiaro: io non sono perfetta! E ne vado anche molto fiera. Ma siamo anche in grado di riconoscere l’imperfezione dei nostri figli?

Riusciamo a distaccarci dalla visione angelica di quegli esserini dalle facce buffe? Riusciamo a notare l’imperfezione dei nostri bambini, che ogni giorno sanno stupirci con qualcosa di nuovo?

Non è facile. Riconoscere e accettare che non abbiamo il migliore figlio del mondo, è un’impresa ardua.

Mi sono resa conto di questo quando la maestra del nido cercava, con molto tatto e delicatezza, di raccontarmi di alcuni comportamenti un pò fuori dalle righe, del mio adorato angioletto. Mi ha colpito il modo e il tono, come se stesse camminando su un tappeto di uova e non potesse farle rompere.

Mi ha fatto quasi tenerezza. Però ho capito. E’ tutto chiaro.

Noi madri possiamo permetterci il lusso di dire che il nostro angioletto oggi sembra il figlio di Satana, ma se lo fa qualcun altro… ecco che tiriamo fuori scudo e mantello. Spesso questo lusso non lo concediamo nemmeno al papà.

E quando ci troviamo una cosiddetta estranea, che trascorre tante ore al giorno con tua figlia, non puoi fare spallucce, non puoi non ascoltarla. Anche se vorremmo tappare le orecchie, tocca invece star lì a sperare che quell’elenco di “malefatte” termini il prima possibile.

E io questo l’ho accettato. Mia figlia non è perfetta. Non ha un’amabile carattere, non è dolce con tutti, e non ascolta facilmente i rimproveri.

Ho visto altre mamme nella mia situazione, ma invece di annuire meste, contraddicevano asserendo la famosa frase “Lui è un angelo, siete voi che non lo sapete prendere”.

Ma non ci crede nessuno, nemmeno voi! I nostri figli sono perfetti in quanto tali, ma le loro personcine sono ben definite…e non possiamo rifiutare di ammettere che talvolta non ci piacciono per niente!

E’ ora di fare outing.

 

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Come stai?

mia

Ho sempre pensato che questo quesito fosse banale, e spesso di pura cortesia e posto senza interesse. Oggi da madre lo ritengo, nelle classiche circostanze, del tutto superfluo.

Quando qualcuno mi chiede (e succede almeno 10 volte al giorno) un banalissimo “come stai? La tua bimba?”, mi rendo conto di quante persone (la quasi totalità) me lo chiedano per ricevere una stringata risposta di due parole “Tutto ok”.

In realtà, al mio interlocutore non interessa sapere se la mia bimba ha finito la sua pappa, sporcato pannolini a sufficienza, gattonato, camminato, parlato. A lui non interessa sapere se ho male alle braccia e alla schiena, se ho dormito 2 ore o forse 8.

La realtà è questa. La giornata di una mamma è positiva o negativa a seconda della giornata del figlio. Da qui non si scappa.

Essere madre implica un mondo intero, e chiedere “come stai?” ad una di loro significa voler sapere come procede questo viaggio intrapreso.

Se qualcuno fosse davvero interessato io risponderei cosi: “Sto davvero bene, perchè sto imparando a conoscere la mia bambina in tutte le sue declinazioni. Alcuni giorni è dura, ma una forza sconosciuta mi pervade e mi consente di tenere testa a tutto quello che mi si presenta”.

Ed ora io lo chiedo a te: “Come stai?”

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Diverse da CHI?

diverse da chi?

Continuamente sento colleghe-mamme che affermano di essere diverse… diverse da tutti quegli stereotipi che ci circondano…

Ed eccole lì che inorridiscono mentalmente (perchè a parlar sono brave in poche) dinanzi alle categorie più criticate.

Vediamone alcune.

Madre apprensiva, esemplare di donna sempre in uno stato d’ansia perenne, attaccata al proprio figlio stile cozza. E’ la più facile da criticare, nessuna di noi si sente o vuol sentirsi tale. Ma quante di noi mollerebbero il pupo una notte intera per farsi una grande dormita? O quante di noi si separano con facilità dal proprio bimbo di pochi mesi per pensare a sè?

Madre so tutto io, esemplare di donna dalle mille certezze sempre in tasca, portatrice di verità assoluta. Siamo tutte (o quasi) troppo umili per non scostarci da un simile stereotipo. Ma sfido chiunque, non abbia voluto sentirsi tale, quando magari lo svezzamento non va come dovrebbe o quando quel pianto lì non riusciamo proprio a farlo smettere.

Madre fai da te, esemplare di donna che autoproduce tutto, dai pannolini allo yogurt, abile in ogni lavoro manuale. Queste son quelle che guardiamo dall’alto in basso, e che spesso ci portano a chiedere se lo fanno per passione o perchè qualcuno le minaccia. Ma quante volte, in quel pomeriggio noioso, in cui il tempo trascorreva lento, avremmo voluto essere brave nel fai da te e dedicarci a qualche creazione particolare per i nostri pupi?

Madre wonderwoman, esemplare di donna instancabile, cura la casa e la famiglia (magari lavora anche 8 ore al giorno), ha la cena sempre pronta, dorme un’ora per notte ed ha sempre un gran sorriso. Sono mosche bianche ma esistono. E’ la categoria forse più criticata perchè è l’ambizione di molte. Non è una questione di perfezione, ma di rendimento.

Ci sentiamo diverse da tutte quelle che conosciamo, ma siamo diverse per davvero?

Cosa rende diverse veramente te e me?

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PAUSA!

pausa
Ci sono dei giorni per alcune mamme, ma a quanto pare solo per alcune, in cui, onestamente e umanamente si vorrebbe una #pausa.
Donne, parliamoci chiaro, non è cattiveria, semplicemente siamo fatte di carne ed ossa, non siamo robot o eroi dei fumetti dalla forza costante e infinita.
Lo abbiamo a volte il diritto di pensarlo, di dirlo, persino di gridarlo che non ce la facciamo a far tutto. Poi lo facciamo lo stesso, coi nostri tempi e nei nostri, modi (ma questa è un’altra storia)
Quando diventi mamma a parere della gente bisogna dimenticare le parole #pigrizia, #stanchezza, #amorproprio, #tempopersè.
Se le pronunci sei un piccolo grande mostro.
Io invece penso che tutte, proprio tutte, -persino coloro che pensano (o dice) di non averne bisogno- dovremmo prenderci una pausa ogni tanto dai singoli ruoli che ricopriamo ed essere #altro.
Donne prima di tutto, sì, PERSONE, che hanno un corpo, una mente, idee, desideri, necessità che non sempre coincidono con quelle di una moglie, di una mamma, di una lavoratrice….ecc.
Sia ben chiaro, non mi riferisco cose strane o impossibili. Una dormita, una passeggiata, una chiacchiera con un’amica, un caffè in silenzio, o la musica a tutto volume, sedersi senza fretta in riva al mare a godersi il tramonto, iniziare e finire un libro, sceglierlo in una bella libreria un libro, ….. vi sembrano cose normali vero? Eppure per molte persone, per molte mamme non lo so sono.
Io non credo che la maternità annulli questi desideri.
Le priorità, certo, cambiano, ma per favore non dimentichiamoci MAI di noi stesse. Ricordarci di essere donne prima che mamme non servirà a nulla quando i nostri figli saranno adulti e autonomi, perchè quello sarà il momento in cui troveremo ancora altri mondi per noi, quello della maturità (forse) per esempio, o il mondo dei nonni, la nostalgia per il passato, o l’amore per passioni non più giovanili, chissà (oddio non voglio nemmeno pensarci).
Non è più semplice vivere l’attimo, vivere ORA?
E poi una mamma completamente felice e appagata che trova le sue valvole di sfogo e i suoi momenti di pausa rende i suoi figli ancora più forti, decisi e sicuri.

RICORDIAMOLO e abbiamo l’onestà intellettuale di dirlo:

#oggihobisognodiunapiccolapausa!
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Dire è Ferire

dire è ferire

Sono una MAMMA con la passione della FOTOGRAFIA e se ogni mio giorno è pieno di sorrisi e coccole ai miei figli, lo è anche di scatti. Amo immortalare tutto ciò che mi emoziona. Per me il trio perfetto dell’arte è composto da Foto Letteratura ed Emozione.
Tuttavia non è sempre facile, a  volte infatti mi hanno fatto notare che le foto che condivido sui miei canali possono offendere perchè ostentano gioia, benessere, amore familiare… O che possono procurare ferite a persone che non hanno la possibilità di avere quello che nei miei scatti immortalo: un genitore, un parente, un figlio, la possibilità di viaggiare, la salute, i soldi, il sorriso, un amore….. Altre volte di fronte a immagini di sofferenza o di cruda realtà immortalata  sono stata accusata di indelicatezza.
Chiedo scusa dunque a chiunque che possa sentirsi leso o ferito nell’interpretare i miei scatti, per via della sua storia personale…. ma io non potrei mai cambiare il mio mio rapporto con la fotografia perchè fotografare per me è una necessità e quello che fotografo è ciò di cui ho bisogno …. è la mia esigenza di vedere, di fermare, di congelare attimi di vita nel tempo e nella memoria…
è la mia storia, il mio caso, la mia emozione, una specie di ossigeno da respirare per non restare schiacciata dalla logica, dalla realtà, dalla difficoltà di affrontare a testa alta tutte le prove che la vita ci pone.
Non si può ingabbiare l’arte, non si possono reprimere le emozioni. Sono come il sole al mattino, che scalda il cuore, o come un temporale improvviso che ti gela l’anima. Inevitabili e necessarie. 

Allo stesso modo questo blog e il mio scrivere sul tema della maternità con fare scanzonato, spesso stanco, a volte ironico, perchè no scocciato o canzonatorio so bene che potrebbe ledere persone che invece la maternità la cercano da anni e non riescono  a trovarla, persone che vorrebbero un figlio e non riescono o non possono, o chi un figlio l’ha perso o ha perduto una madre, o comunque non vive una serena vita familiare.

LE PAROLE FANNO MALE, questa è la verità. A chi più e a chi meno, perchè dietro le parole c’è sempre una storia personale, e le nostre storie personali ci danno chiavi diverse di interpretazione di immagini, di testi, di segnali ed emozioni che altri non comprendono. Ma non si tratta di cecità o di mancanza di sensibilità. La vita è fatta di EMOZIONI e con l’esperienza ho imparato che non è mai un bene tacerle.
Scusatemi dunque se non saprò tacere gioie e felici aneddoti, così come sfoghi di stanchezza e sogni di una vita diversa pur essendo la mia di tutto rispetto. Scusatemi ma io continuerò a farlo, perchè la mia indole di DiversaMenteMamma mi impone di rompere il silenzio, con la voce, con la penna, con la tastiera del pc, con la macchina fotografica. Rompere il silenzio e liberare i pensieri.

Non intrappolateli mai, perché loro prima o poi troveranno il modo per spiccare comunque il volo, tanto vale che siate voi a renderli liberi!


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L’imprevisto voluto

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Il ruolo di madre implica una grande dote di problem solving e di gestione dell’ignoto. Tutto è apparentemente sotto controllo, ma basta un niente per stravolgere la giornata.

Ma da brave supereroine riusciamo a controllare tutto.

E quando l’imprevisto lo creiamo noi? Come ci si sente, quando siamo causa della rottura di quel bellissimo equilibrio di pace?

Io ho osato farlo e ho cercato una babysitter.

Si parla sempre (soprattutto ultimamente) delle educatrici che lavorano negli asili, ma poco o niente sento parlare di babysitter.

Un campo dell’ignoto al pari degli alieni.

Come si fa a scegliere una babysitter perfetta? Non esiste nessun manuale che lo insegna.

Mi sono ritrovata a cercare una babysitter per #Mia figlia. All’inizio sembrava facile, idee super chiare:

  • non deve essere giovane (la cosa più semplice da appurare);
  • deve avere esperienza (ma a mio parere significa poco, perchè ogni bambino è a sè);
  • deve farmi una buona impressione (anche alcuni famosi serial killer erano cordiali e simpatici).

Sono stata subissata da chiamate e messaggi (“Buongiorno, sono Sabrina come posso esserLe utile?”), dove io parlavo ormai come un disco rotto e dall’altro lato sentivo le cose più assurde. La peggiore è stata quella che ha asserito che avrebbe dato delle regole alla #Mia bambina perchè il fatto che non facesse spuntino mattutino era abominevole.

La mia ricerca, alla fine, si è conclusa positivamente (olè).

Ma quando ho chiuso dietro di me la porta di casa, mi sono chiesta a chi avessi affidato #Mia figlia. Come si fa ad esser sicuri di un “estraneo” se a volte non siamo sicuri nemmeno delle persone che conosciamo al meglio?

Essere madre è forse proprio questo…. fare il possibile sperando sia il meglio…

E tu? Come avresti scelto?

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La Domanda Scomoda

2015-01-10 17.49.22

E’ in agguato!
Può succedere in un supermercato, mentre fai la spesa dell’ultimo minuto prima di tornare a casa, o per strada mentre, come una trottola, giri e rigiri tra mille commissioni, magari davanti alla scuola in un giorno qualunque, o in giro per il centro della tua città mentre torni stremata da una giornata di lavoro…..
Succede, succede prima o poi l’indicibile, la domanda scomoda che mai vorresti sentire e di fronte alla quale si verifica uno sdoppiamento di pensieri.
Quello cattivo, cattivissimo che parte dalla parolaccia, prosegue per l’offesa e finisce con una rissa….
Quello buono, il sorriso calmo e discreto di colei che finge di non capire o che non sia importante.

La domanda scomoda può riguardare la tua vita sentimentale, il tuo ruolo di madre, il lavoro, possono essere di generi disparati e fatte dalle persone da cui meno te l’aspetti, anche conosciute da poco.

Per me la domanda scomoda stasera è stata
“aspetti un altro bimbo?”

Dopo tre secondi necessari a uscire dalle fiamme della rabbia assoluta, dall’incudine sulla testa con su scritto D I E T A, dal recinto di brutti propositi di risposta ho candidamente affermato

“no, è tutta ciccia”.

La domanda scomoda colpisce dove c’è una mancanza. La dieta da iniziare, i panni da stirare, l’organizzazione da trovare, il tempo, il tempo da rubare, il giusto lavoro da accettare….

La domanda scomoda, quella scomoda davvero arriva dai parenti, dagli amici dai conoscenti e spesso con toni brillanti e divertenti, da superuomini o superdonne ganze e irresistibili.

“hai sempre due figli?”
“quanti anni hai adesso?”
“sei contenta?”
“quando un fratellino o una sorellina?”

in questi casi il suggerimento è sempre lo stesso:

Fate una buona scorta di autoironia, spiazzate il disturbatore della vostra serenità con risposte bizzarre e ricordate, come diceva Oscar Wilde:

“Le domande non sono mai indiscrete, lo sono, talvolta, le risposte”

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Voglia di Maternità

attesa

Dev’essere una sensazione straordinaria la “voglia di maternità“.
Ne ho sentito parlare tantissimo, ne ho letto nei manuali, ci hanno costruito su pagine e pagine di letteratura, sono nati film e pubblicazioni, ed è un argomento forte di discussione tra donne….

Dev’essere una specie di sveglia che suona un giorno e ti apre gli occhi su un mondo nuovo, instillandoti dentro la voglia di conoscerlo… o forse no… ?

Non so esattamente che cosa sia la voglia di maternità perché i miei figli sono stati due prepotenti, e mi hanno scelto loro ancor prima che io potessi anche solo immaginare di entrare un giorno nell’universo genitori.

Eh sì, rimanere incinta a ventitrè anni ha fatto sì che io non pensassi minimamente a cosa volesse dire desiderare di essere mamma, diventare mamma, fare la mamma.

Ho sempre pensato alla maternità come un punto di arrivo successivo a tante altre piccole micromete. Avevo dei sogni davvero molto “ordinati” nella mente.

Laurea, seconda laurea, partenza per terre lontane e diverse da studiare, fotografare, conoscere fino quasi a dimenticare la mia lingua e la mia città, un lavoro che accentuasse questo viaggio, questo volo verso l’infinito mondo. Immaginavo terre lontane, volti in cui leggere storie sempre diverse, così vaste da avere sempre pieno il baule della memoria, per poi un giorno trovare l’amore, quello invincibile, romantico, quello che sconfigge in un lampo ogni dubbio e con il quale aver voglia di fissare un punto, delle radici, dei piccoli mattoncini per creare qualcosa di bello, per chiudere il cerchio della vita.

Invece il mio destino deve aver mescolato un po’ le carte, e deve averne perdute altre, e allora tutto l’ordine mentale si è sconvolto e il mio viaggio fatto di piccoli passi ha iniziato un giorno ad essere una corsa, affannosa e disordinata.

E allora amore, studio, lavoro, sono finiti in un solo vortice, di quelli forti che ti mettono spesso di fronte alle scelte pesanti.

cinque carte
-amore
-figli
-lavoro
-studio
-viaggio

voi quali avreste scartato?

Io ho scelto il mio podio. Figli, Amore, Studio…. sperando di recuperare a mano a mano quel che posso… perché noi donne siamo un po’ delle piccole eroine. Ci rimbocchiamo le maniche e se vogliamo solleviamo sui nostri polsi il mondo intero. Io voglio tutto. Rimando, ma non rinuncio alla mia favola.

Non so cosa significa desiderare di esser mamma, ma so che lo sono diventata, due volte, e so che da quando un giorno un medico ti fa ascoltare due cuori che battono in un solo corpo, nulla più rimane uguale.
Si varca una soglia che ti catapulta in un lampo in un’altra vita e tu non sei più la stessa, sei già diventata in quel pulsare un’altra.

La mia storia è quella di una donna che un giorno ha lasciato che il vento dell’istinto decidesse la direzione della sua vita, fino a diventare una mamma, una diversaMente <Mamma>.

E tu chi sei? Qual è la tua storia?
Quanto hai desiderato o desideri diventar mamma?

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