Domani lo farò!

dmmConiugare un verbo al futuro è forse quanto più di pericoloso per noi mamme.

Abbiamo mille idee, mille progetti…solocosebelle…che si scontrano con quello che è il tran tran della nostra maratona quotidiana.

E quindi ci rassegniamo e ripetiamo a noi stesse “Lo farò domani!” e nella nostra testa aggiungiamo “E chissà se davvero lo farò”.

Non ci concediamo il lusso di dedicare troppo tempo ai progetti, soprattutto a quelli nuovi…perchè già le millemila cosa che abbiamo iniziato, fatichiamo a terminarle.

Anche se l’essere madre ci dovrebbe aver insegnato che ogni giorno è sempre diverso dall’altro, noi ci illudiamo di avere una nostra routine consolidata, dentro la quale poter gestire del tempo extra solo per noi.

Peccato che in questo tempo extra ci va infilato di tutto:

  • il parrucchiere perchè la nostra chioma è talmente brizzolata che sembriamo tutte prese dalla moda “il grigio/bianco fa tendenza”
  • il caffè con quell’amica con la quale ormai parliamo solo con le emoticon di Whatsup perchè non abbiamo il tempo nemmeno di comporre una frase di senso compiuto;
  • lo shopping perchè il compleanno/natale/anniversario/festadellascuola/pasqua/epifania è sempre dietro l’angolo in agguato;
  • la palestra per le mamme-eroine che riescono a reggere anche 50minuti no stop di fitbox;
  • e tutto quello che c’è nella nostra testa.

Ma noi siamo donne, oltre che mamme, e quindi non possiamo credere di non potercela fare.

Noi possiamo sempre, giusto?

 

 

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Tale madre tale figlia

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Il concetto è ormai chiaro: io non sono perfetta! E ne vado anche molto fiera. Ma siamo anche in grado di riconoscere l’imperfezione dei nostri figli?

Riusciamo a distaccarci dalla visione angelica di quegli esserini dalle facce buffe? Riusciamo a notare l’imperfezione dei nostri bambini, che ogni giorno sanno stupirci con qualcosa di nuovo?

Non è facile. Riconoscere e accettare che non abbiamo il migliore figlio del mondo, è un’impresa ardua.

Mi sono resa conto di questo quando la maestra del nido cercava, con molto tatto e delicatezza, di raccontarmi di alcuni comportamenti un pò fuori dalle righe, del mio adorato angioletto. Mi ha colpito il modo e il tono, come se stesse camminando su un tappeto di uova e non potesse farle rompere.

Mi ha fatto quasi tenerezza. Però ho capito. E’ tutto chiaro.

Noi madri possiamo permetterci il lusso di dire che il nostro angioletto oggi sembra il figlio di Satana, ma se lo fa qualcun altro… ecco che tiriamo fuori scudo e mantello. Spesso questo lusso non lo concediamo nemmeno al papà.

E quando ci troviamo una cosiddetta estranea, che trascorre tante ore al giorno con tua figlia, non puoi fare spallucce, non puoi non ascoltarla. Anche se vorremmo tappare le orecchie, tocca invece star lì a sperare che quell’elenco di “malefatte” termini il prima possibile.

E io questo l’ho accettato. Mia figlia non è perfetta. Non ha un’amabile carattere, non è dolce con tutti, e non ascolta facilmente i rimproveri.

Ho visto altre mamme nella mia situazione, ma invece di annuire meste, contraddicevano asserendo la famosa frase “Lui è un angelo, siete voi che non lo sapete prendere”.

Ma non ci crede nessuno, nemmeno voi! I nostri figli sono perfetti in quanto tali, ma le loro personcine sono ben definite…e non possiamo rifiutare di ammettere che talvolta non ci piacciono per niente!

E’ ora di fare outing.

 

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Come stai?

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Ho sempre pensato che questo quesito fosse banale, e spesso di pura cortesia e posto senza interesse. Oggi da madre lo ritengo, nelle classiche circostanze, del tutto superfluo.

Quando qualcuno mi chiede (e succede almeno 10 volte al giorno) un banalissimo “come stai? La tua bimba?”, mi rendo conto di quante persone (la quasi totalità) me lo chiedano per ricevere una stringata risposta di due parole “Tutto ok”.

In realtà, al mio interlocutore non interessa sapere se la mia bimba ha finito la sua pappa, sporcato pannolini a sufficienza, gattonato, camminato, parlato. A lui non interessa sapere se ho male alle braccia e alla schiena, se ho dormito 2 ore o forse 8.

La realtà è questa. La giornata di una mamma è positiva o negativa a seconda della giornata del figlio. Da qui non si scappa.

Essere madre implica un mondo intero, e chiedere “come stai?” ad una di loro significa voler sapere come procede questo viaggio intrapreso.

Se qualcuno fosse davvero interessato io risponderei cosi: “Sto davvero bene, perchè sto imparando a conoscere la mia bambina in tutte le sue declinazioni. Alcuni giorni è dura, ma una forza sconosciuta mi pervade e mi consente di tenere testa a tutto quello che mi si presenta”.

Ed ora io lo chiedo a te: “Come stai?”

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Diverse da CHI?

diverse da chi?

Continuamente sento colleghe-mamme che affermano di essere diverse… diverse da tutti quegli stereotipi che ci circondano…

Ed eccole lì che inorridiscono mentalmente (perchè a parlar sono brave in poche) dinanzi alle categorie più criticate.

Vediamone alcune.

Madre apprensiva, esemplare di donna sempre in uno stato d’ansia perenne, attaccata al proprio figlio stile cozza. E’ la più facile da criticare, nessuna di noi si sente o vuol sentirsi tale. Ma quante di noi mollerebbero il pupo una notte intera per farsi una grande dormita? O quante di noi si separano con facilità dal proprio bimbo di pochi mesi per pensare a sè?

Madre so tutto io, esemplare di donna dalle mille certezze sempre in tasca, portatrice di verità assoluta. Siamo tutte (o quasi) troppo umili per non scostarci da un simile stereotipo. Ma sfido chiunque, non abbia voluto sentirsi tale, quando magari lo svezzamento non va come dovrebbe o quando quel pianto lì non riusciamo proprio a farlo smettere.

Madre fai da te, esemplare di donna che autoproduce tutto, dai pannolini allo yogurt, abile in ogni lavoro manuale. Queste son quelle che guardiamo dall’alto in basso, e che spesso ci portano a chiedere se lo fanno per passione o perchè qualcuno le minaccia. Ma quante volte, in quel pomeriggio noioso, in cui il tempo trascorreva lento, avremmo voluto essere brave nel fai da te e dedicarci a qualche creazione particolare per i nostri pupi?

Madre wonderwoman, esemplare di donna instancabile, cura la casa e la famiglia (magari lavora anche 8 ore al giorno), ha la cena sempre pronta, dorme un’ora per notte ed ha sempre un gran sorriso. Sono mosche bianche ma esistono. E’ la categoria forse più criticata perchè è l’ambizione di molte. Non è una questione di perfezione, ma di rendimento.

Ci sentiamo diverse da tutte quelle che conosciamo, ma siamo diverse per davvero?

Cosa rende diverse veramente te e me?

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L’imprevisto voluto

mia

Il ruolo di madre implica una grande dote di problem solving e di gestione dell’ignoto. Tutto è apparentemente sotto controllo, ma basta un niente per stravolgere la giornata.

Ma da brave supereroine riusciamo a controllare tutto.

E quando l’imprevisto lo creiamo noi? Come ci si sente, quando siamo causa della rottura di quel bellissimo equilibrio di pace?

Io ho osato farlo e ho cercato una babysitter.

Si parla sempre (soprattutto ultimamente) delle educatrici che lavorano negli asili, ma poco o niente sento parlare di babysitter.

Un campo dell’ignoto al pari degli alieni.

Come si fa a scegliere una babysitter perfetta? Non esiste nessun manuale che lo insegna.

Mi sono ritrovata a cercare una babysitter per #Mia figlia. All’inizio sembrava facile, idee super chiare:

  • non deve essere giovane (la cosa più semplice da appurare);
  • deve avere esperienza (ma a mio parere significa poco, perchè ogni bambino è a sè);
  • deve farmi una buona impressione (anche alcuni famosi serial killer erano cordiali e simpatici).

Sono stata subissata da chiamate e messaggi (“Buongiorno, sono Sabrina come posso esserLe utile?”), dove io parlavo ormai come un disco rotto e dall’altro lato sentivo le cose più assurde. La peggiore è stata quella che ha asserito che avrebbe dato delle regole alla #Mia bambina perchè il fatto che non facesse spuntino mattutino era abominevole.

La mia ricerca, alla fine, si è conclusa positivamente (olè).

Ma quando ho chiuso dietro di me la porta di casa, mi sono chiesta a chi avessi affidato #Mia figlia. Come si fa ad esser sicuri di un “estraneo” se a volte non siamo sicuri nemmeno delle persone che conosciamo al meglio?

Essere madre è forse proprio questo…. fare il possibile sperando sia il meglio…

E tu? Come avresti scelto?

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Mamme a “medio contatto”

attesa

Diventare madre (per la prima volta) equivale ad entrare in un’altra dimensione.

Credi di partire avvantaggiata perche hai già deciso che tipo di mamma sarai, che cuscino userai per allattare, come saranno scandite le tue giornate, quante ore di notte potrai dormire, quante lavatrici dovrai fare…insomma, ci si prepara per benino.

Ogni cosa trova una sua collocazione nella nostra mente.

E siamo lì…con la nostra valigia per il parto (pronta da almeno un mese) perfetta, con tutto l’occorrente perfetto, con tutte le tutine perfette… quasi come aspettare l’arrivo del treno sul binario. Tutti in silenzio, tutti a guardare l’orizzonte, e le punte delle proprie scarpe per non lasciarsi incuriosire dagli altri.

Dopo solo qualche giorno, ti rendi conto che tutto quello che era nella tua testa…beh erano favole.

Nulla prende la strada che avevi immaginato.

Magari il seno è super dolente, il bimbo è figlio di un vampiro e non dorme mai, non riesci a star dietro all’orologio. Ti ritrovi a sera e ancora non hai fatto colazione. Ma non è sempre così, non per tutte.

Ogni madre vive il suo disincanto personale.

Io ero di quelle dallo stile “naturale“, tutta “peace&love“.

Le mie parole chiave per 9 mesi sono state: parto naturale spontaneo (ho avuto un cesareo) , allattamento al seno a richiesta (sono dovuta ricorrere all’artificiale), i ciucci questi sconosciuti (senza ciuccio la pargola non mi dorme), al bando la tv (santi cartoni che mi permettono di fare una doccia).

Spero resti in essere l’ultimo mio proposito, ovvero di non allevare una serial killer…per il resto sono disposta ad accettare tutto, o quasi.

Per dirla con termini tecnici, sono una mamma “a medio contatto“. Ora tocca capire cosa significa.

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Io e le altre

io e le altre

Quando esco di casa mi imbatto inesorabilmente in una sfilata di mamme dai figli perfetti, il look alla moda, il capello in ordine e l’eyeliner degno del migliore make-up artist.

Sono lì a guardarti come un alieno alla stregua di E.T…ecco io sono quell’aliena verde, col capello arruffato, lo smalto quadricolor, e un accozzaglia di colori indosso che verrei assunta seduta stante per la clownteraphy.

Non ho mai il look giusto, e non ho mai voglia di andare a fare shopping per aggiornare il mio personal style.

Il confronto con le altre mamme è il mio “odi et amo”… assistere alla follia materna e al contempo sentirsi compresa nelle difficoltà quotidiane.

Ho sempre pensato che rivestire il ruolo di madre, ti legasse inesorabilmente, a chi come te vive quel ruolo, seppur in modalità diversa…

Ma anche no!

La realtà dei fatti è che dietro molte colleghe madri si cela un giudizio implicito su ogni cosa… il tipo di allattamento, la scelta di svezzare, i giochi proposti, la tipologia di prodotti che adoperi… ogni piccola cosa che tu scegli nel quotidiano per tua figlia, viene messa al vaglio e analizzata in ogni suo aspetto (altro che C.S.I.).

Il ruolo di madre porta, di per sè, a mettersi in discussione ogni istante. Ma quando intorno a te ci sono poche mani tese e tante dita puntate… non è proprio il massimo.

Si opera una selezione delle persone con cui condividere questo percorso.

E ti trovi a scegliere le Diversa-Mente Mamme come te… quelle che non si scandalizzano della tua casa sempre imperfetta, quelle che rubano istanti per godersi del tempo in solitudine, quelle che mollano i bimbi ai nonni per avere una giornata per sè, quelle che hanno bisogno di respirare.

E tu, sei Diversa-Mente Mamma perchè?

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